Castel dell'Ovo

Situato sull'isoletta di Megaride, su cui,
secondo la leggenda, s'impigliò il corpo inerte della sirena Partenope. Qui
sbarcarono i Cumani nel VI sec. a.C. per fondarvi il primo nucleo della futura
città; qui, Lucullo, di ritorno dall'Asia con immense ricchezze, si fece
costruire una residenza sontuosa che si prolungava fino al dirimpettaio monte
Echia; qui Marco Tullio Cicerone e Catone il censore esperirono la loro funzione
di esecutori testamentari dell'amico prematuramente scomparso; qui, nel V sec.
d.C., si insediarono i monaci cenobiti che costruirono alcuni monasteri; qui
sbarcò e trovò rifugio S. Patrizia sfuggita alle voglie dello zio imperatore
d'Oriente; qui le milizie del duca Sergio sfrattarono i monaci per insediarvi un
presidio militare; qui Ruggero il Normanno adunò le sue milizie; qui, infine,
Roberto d'Angiò provvide ad erigere un vero e proprio castello dotandolo delle
forti torri quadrate che ancora oggi incutono rispetto. Il castello rivestì
anche il ruolo di prigione, vi furono rinchiusi tra gli altri: Romolo Augustolo,
ultimo imperatore d'Occidente; il figlio di re Manfredi di Svevia; la
principessa d'Acaja; Tommaso Campanella; numerosi giacobini, carbonari e
liberali fra cui Francesco De Sanctis.
Fu luogo di innumerevoli avvenimenti bellici: fu conteso da Angioini e Aragonesi;
nel corso della congiura dei Baroni fu completamente saccheggiato; fu bombardato
dai Francesi di Luigi XII e dagli Spagnoli di Consalvo da Cordova; i sostenitori
della Repubblica Partenopea del 1799, invece, usarono i suoi cannoni per sparare
sulla città ed intimorire gli abitanti. L'ultima battaglia si ebbe nel 1809,
quando il castello si oppose a una flotta anglo-borbonica.
Comunque registrò anche qualche lieto evento, come per esempio, la nascita, nel
1271, del primogenito del principe di Salerno, Carlo Martello. Fu anche
particolarmente amato, Alfonso d'Aragona, lo preferì sempre al più confortevole
Castel Nuovo e vi trascorreva lunghi periodi con tutta la sua corte. Fu
rimaneggiato nel corso degli anni e l'ultima radicale ristrutturazione fu fatta
dai Borboni, che gli conferirono, grosso modo, le caratteristiche che ha oggi.
Dopo l'ultimo restauro per l'incontro del G7 del 1994, è molto più agevole
visitarlo. Percorso il pontile che congiunge via Caracciolo con l'isola si entra
nel maniero attraverso l'ingresso principale. Le cose più interessanti da vedere
sono: la Torre Maestra, le celle dei monaci scavate nella roccia; la sala che,
probabilmente, ospitò il refettorio dei cenobiti, dove si trovano cinque filari
di colonne appartenenti alla villa di Lucullo; la torre chiamata Normanna e un
torrione circolare; i ruderi della chiesa del Salvatore. Uno spettacolo superbo
è offerto dall'ultimo terrazzo: vi si può ammirare da un lato la città con i
suoi toni policromi e dall'altro la distesa del mare col Vesuvio che si staglia
all'orizzonte.
Intorno vi è il Borgo Marinaro che oggi concilia le attività del porticciolo
turistico con quella di alcuni ristoranti famosissimi, fra cui "Zi' Teresa" e
"La Bersagliera". Sul borgo si affacciano anche i circoli "Rari Nantes" e
"Italia", due fra i sodalizi sportivi che contribuiscono attivamente a tenere
Napoli ai primi posti delle discipline marinare (nuoto, canottaggio, pallanuoto,
vela ecc.).
L'isoletta ha subito, nei secoli gravi rimaneggiamenti: nel Trecento cominciò
Carlo I d'Angiò, che per rendere più agevole la strada, non esitò a far spianare
un suggestivo sperone. Consalvo da Cordova, per espugnarlo, fece brillare una
mina che, nel danneggiare gravemente il maniero, provocò nello stesso tempo una
frana sui fianchi del monte Echia distruggendo anche una chiesetta. Il danno
maggiore si ebbe con la costruzione di via Caracciolo, che fu effettuata nel
1884-1885 nel contesto di una delle più disastrose speculazioni edilizie
verificatesi a Napoli, quella del cosiddetto "Risanamento", alla quale dettero
il loro frenetico contributo non solo i "palazzinari" locali, ma perfino quelli
che calarono avidamente da Milano e Torino.
Ma perché Castel dell'Ovo ha un nome così curioso? Il motivo si riferisce ad una
leggenda. Essa afferma che il poeta Virgilio, volendo fare cosa grata ai
napoletani, vi aveva nascosto, ben custodito in una gabbia, un "uovo magico"
dotato del potere di difendere la città da qualsiasi catastrofe. Si sa di certo
che quasi tutti i napoletani ci credettero al punto che, nel 1370, alla notizia
che l'uovo era andato in frantume, si determinò tanto di quel panico che la
regina Giovanna d'Angiò fu costretta a dichiarare solennemente che l'uovo era
stato sostituito, che i poteri magici erano stati ristabiliti e che perciò i
leali sudditi non avevano più nulla da temere.