Chiesa di S.Angelo al
Nilo
In questa piccola chiesa nel
cuore della Napoli antica si possono leggere chiaramente tre secoli di storia
artistica della città, dal Rinascimento al tardo Barocco.
Questa sorse tra la fine del Trecento ed il primo Quattrocento per volere di
Rinaldo Brancaccio, un nobile napoletano diventato cardinale nel 1384, come
cappella sepolcrale di famiglia dedicata ai Santi Angelo e Marco, accanto alla
sua residenza che affaccia sul vicino vico Donnaromita. Dalla chiesa, infatti,
si può accedere al chiostro-cortile del Palazzo Brancaccio, dove nel 1690 fu
aperta la prima biblioteca pubblica napoletana, donata alla città da un altro
illustre esponente del casato, il cardinale Francesco.
Della originaria costruzione della chiesa resta soltanto il portale principale
su via Mezzocannone, di stile gotico-catalano, con la lunetta al di sopra
dell'architrave decorata da un affresco, oggi conservato nella sagrestia, che
raffigura la Vergine in trono con i santi Michele e Andrea e con il donatore,
cardinale Brancaccio, attribuito a Perinetto da Benevento con una rara
particolarità: è dipinto ad affresco ma su fondo oro.
L'ingresso laterale che dà su piazzetta Nilo è invece opera di cultura toscana
della seconda metà del XV secolo e presenta, nella lunetta, una pregevole statua
di San Michele di recente restaurata.
Ampliata già nel 1535, su di un'area in origine occupata dall'antico
seggio del Nilo, la chiesa fu oggetto, nel XVIII
secolo, di un ulteriore ammodernamento sia all'esterno che all'interno, ad opera
di Arcangelo Guglielmelli, il quale ebbe il compito di rendere più omogeneo lo
stile dell'edificio costruito nei secoli; egli inoltre elevò la copertura della
navata e realizzò un'ampia cupola per dare maggiore grandiosità alla
costruzione. Risalgono a questo periodo le due sculture esterne raffiguranti
Santa Candida juniore e seniore.
L'interno, a pianta rettangolare, anche se di piccole dimensioni, custodisce
opere d'arte di enorme pregio, come il
dipinto di San Michele di
Marco Pino sull'altare maggiore.
Lungo la parete destra della navata, vi è la
cappella di Santa Candida; nella Sacrestia sono
conservati gli antichi armadi decorati con bellissimi intarsi lignei
raffiguranti Angeli e Santi della fine del XV secolo, tra gli esempi più antichi
di questa tecnica a Napoli.
Vero e proprio capolavoro del Rinascimento presente nella chiesa è il
monumento funebre del cardinale Rinaldo Brancaccio,
opera di
Donatello e Michelozzo, mentre di forme barocche è il
monumento di Francesco e Stefano
Brancaccio.